Ex-Otago: Corochinato? Non è un inno all’alcolismo

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Era il 2016 quando Gli Ex-Otago cantavano “ci vuole molto coraggio per guardare Sanremo fino in fondo”. Tre  anni dopo su quel palco loro ci sono arrivati spingendo un nuovo e più ampio pubblico a seguire la gara.

Simone Bertuccini chitarra acustica e basso della band –  sottolinea come sia cambiato il Festival della canzone italiana negli anni:

Abbiamo assistito ad edizioni meno accattivanti di questa che è  invece un’edizione rivoluzionaria perché si nota un’apertura a generi un po’ meno conosciuti dal pubblico di larga scala.

Ed è vero che mai come in questa sessantovesima edizione abbiamo visto duellare sul palco una molteplicità di generi e stili differenti, talvolta apparentemente stridente con il tradizionale ambiente sanremese. E gli Ex-Otago rispecchiano a pieno questo tipo di contrasto riconoscendone i predecessori:

Siamo debitori nei confronti di tanti – dice Francesco Bacci (chitarra elettrica e basso)  –  da Silvestri a Gazzè. Vasco e Lucio Dalla al quale si disse che fosse stonato.

A differenza di alcuni di questi nomi però, gli Ex-Otago non amano inserire note di vera e propria protesta all’interno dei pezzi:

Non amiamo inserire l’atteggiamento di protesta per la nostra musica. Preferiamo tenere dentro le canzoni contenuti che possono essere proprie di una generazione. 

Con l’umiltà che li contraddistingue aggiungono anche che forse usare il termine generazione possa essere esagerato, ma il senso di fare musica in fondo è anche quello:

Riuscire a dare una canzone in mano a qualcuno che possa indossarla, modificarla, tagliarla aggiustarsi la taglia. Questo è quello che pensiamo di fare.  Semplicemente la canzone non è mai solo dell’artista. L’artista è colui che la scrive, ed è per questo che noi odiamo spiegare le canzoni perché ognuno ne vede un significato diverso. Le cambiano, le fraintendono e, talvolta,  le intendono anche meglio degli autori stessi.

Atteggiamento devoto e rispettoso nei confronti della musica quello degli autori di Solo una canzone.  Un mix vincente perché si unisce ad uno spirito leggero e scanzonato come quello che percorrerà l’album “Corochinato”,  che prende il nome da un drink servito a prezzo modico nei bar del centro, ma presente anche nei posti più esclusivi di Genova. Simbolo dell’armonica dicotomia che la band vuole trasmettere:

Noi vogliamo nobilitare  quelli che in maniera dispregiativa si definiscono “discorsi da bar”. Nei bar stanno delle grandi verità e grandi contraddizioni che tirano fuori un mix bellissimo

Il titolo dell’album infatti è anche il nome di un noto aperitivo genovese che – precisano – non vuole essere un inno all’alcolismo quanto un omaggio alla città che dato loro i natali:

Amiamo mettere il territorio nei nostri dischi: inevitabilmente questo ci rappresenta e regala un qualcosa in più al prodotto e al disco. Questo non significa chiudersi all’esterno ma rappresenta il preciso momento della giornata, quando verso le sei e mezzo di sera si esce da lavoro, ci si sbottona la camicia e si parla del più e del meno. 

Non solo musica per la band ligure che a febbraio presenterà gli “Ex-Otago – siamo come Genova” il docu-film firmato da Paolo Santamaria, prodotta da Muse-X, Garrincha Dischi, INRI che racconta gli ultimi due anni della band ligure fra live, retroscena e testimonianze di vita quotidiana.

In attesa dell’uscita di questo interessante progetto vi lasciamo la video-intervista