Malika Ayane: continua evoluzione nei suoi dieci anni di carriera

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A metà fra due culture, quella italiana e quella marocchina, Malika Ayane ha quel fascino irresistibile di chi porta con sé un enorme bagaglio di esperienze e, nonostante ciò, non ha la minima presunzione di sottolineartelo. Malika Ayane ha nel cuore e nella voce l’umiltà dei grandi.

Arrivata a festeggiare dieci anni di carriera con il suo Domino, Malika è quel tipo di artista che riversala sua anima e il suo essere nella musica che produce, riuscendo a raccontare con grande semplicità la vita di ognuno pur conservando, nel contempo, quell’alone di indefinibile, inafferrabile e quasi “imprendibile” per citare uno dei brani contenuti in Domino, «sarebbe vano persino provarci come chiudere un’onda in una bottiglia».

Domino, quinto album in studio della cantante, rappresenta il gioco della vita che -come nella musica- può diventare qualsiasi cosa, a seconda delle diverse combinazioni che si scelgono. Ogni “singolo pezzo” è un’anima diversa che si interseca con un’altra, dando vita ogni volta a qualcosa di inaspettato.

 

Penso che riguardi non tanto la mia, quanto la vita in generale. L’idea del domino è esattamente quella del gioco. Credo che l’umanità sia accomunata da caratteristiche simili: sentimenti, azioni. Sono pezzi di me, perché li ho scritti io, ma sono pezzi di noi perché in fondo siamo tutti fatti uguali.

 

Combinazione vincente anche quella del suo Domino Tour che Malika ha scelto di raccontare in due date per ogni città. L’anima elegante e ricercata del teatro, degli studi classici – che iniziò sin da piccolissima – prima al Conservatorio Verdi di Milano poi al Teatro Alla Scala, si fonde con la potente estensione della sua voce, che però in quest’album si fa apprezzare anche per le sue tonalità più scure.

In teatro sarà accompagnata da cinque strumenti: Daniele Di Gregorio alla marimba, Carlo Gaudiello al piano, Marco Mariniello al basso, Jacopo Bertacco alla chitarra, Nico Lippolis alla batteria. Il giorno seguente invece, in un club, dove l’orchestra resta con chitarra e batteria assieme al synth suonato dalla stessa Malika Ayane:

Ho voglia di accompagnare questo disco e vederlo crescere, un po’ come quando si esce dall’autostrada.

Un’artista che ama le contraddizioni insite in ciascuno di noi e che per questo non si ritrova in nessuna etichetta, cosa che Malika giudica appartenere ad una tendenza solo italiana:

Quando voglio ridere su questa faccenda del mio essere collocata, penso ‘non sono né carne né pesce’. Sono troppo pop per essere considerata indie e contemporaneamente non sono abbastanza pop per essere considerata pop.

Non cerchiamo dunque consigli precisi per ascoltare Domino, eppure – ci dice Malika – potete fare l’esperimento di stravolgere l’ordine per vedere le vostre diverse percezioni: io lo consiglio sempre.

In questi dieci anni di carriera, ha avuto anche un ruolo fondamentale il film “La prima cosa bella” di Carlo Virzì, nel quale ha reinterpretato il brano omonimo, che le è valso un disco di platino. E se chiedessimo a Malika qual è stata la sua prima cosa bella?

Bella domanda! Non ci ho mai pensato!  Io sono una eternamente stupita.  Un po’ come Julie Andrews nei suoi momenti migliori!

Ecco la nostra video intervista