Mario Cottarelli. “Il vero anticonformista, oggi, è chi non dice parolacce”

Oggigiorno sembra quasi impossibile non inserire delle parolacce all’interno di una frase. Quasi tutti ci lasciamo scappare un epiteto, usato quasi come intercalare. Una situazione che, forse, ci sta scappando di mano e a cui, forse, non diamo più il peso giusto. Lo scrittore Mario Cottarelli si è interrogato sull’uso delle parolacce all’interno del parlato quotidiano, riportando le conclusioni a cui è giunto nel libro “Parliamo di parolacce senza dire parolocce”.

“Mi sono sempre chiesto come mai si dicano tutte queste parolacce e se ci facesse bene o male questo turpiloquio dilagante, però non mi sapevo dare delle risposte definitive. All’alba del terzo millennio, però, mi sono venute delle idee, ho cominciato a darmi delle risposte più precise e ho pensato che fosse il caso di scrivere un libro.”

 

Le parolacce sono il frutto della repressione sessuale

Nel suo libro Cottarelli spiega la genesi, se così possiamo dire, che ha favorito l’utilizzo delle parolacce nel nostro parlato.

“Abbiamo subito una repressione sessuale per secoli, che ha fatto sì che, dentro di noi, si sviluppasse una visione negativa e distorta della sessualità. Contemporaneamente, per reazione e anche per sintonia di questa repressione, si sono affermate delle parole, che conosciamo tutti come parolacce, che contengono questa visone distorta della sessualità. Il problema è che, se noi continuiamo a utilizzarle, non facciamo altro che confermare questa visione negativa.”

Un libro che va a sciorinare, dunque, l’argomento nel profondo, dimostrando che il vero anticonformista, oggi, come dice ironicamente l’autore, è chi non usa parolacce.

 

Ascolta l’intervista integrale a Mario Cottarelli