Vinicio Marchioni torna a Napoli con “La più lunga ora”

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Sempre più impegnato in teatro, ha appena terminato il tour di “Uno Zio Vanja” che lo ha portato in giro per l’Italia e l’Europa, Vinicio Marchioni torna a Napoli con uno spettacolo al quale è molto legato. Si tratta di “La più lunga ora. Ricordi di Dino Campana. Poeta, pazzo”, un’opera scritta, diretta ed interpretata dall’attore romano. A Civico 15 non ci siamo lasciati sfuggire l’occasione di scambiare due chiacchiere con lui qualche giorno prima della messa in scena:

E’ uno spettacolo che mi rappresenta moltissimo. Mi sono documentato molto sulla vita di Dino Campana e mi ha colpito il fatto che, nonostante questi ultimi quattordici anni di vita, prima di morire, rinchiuso in un manicomio, sia comunque riuscito a portare avanti questo grande amore per la poesia.

Dino Campana muore nel 1932 a Scandicci, dopo aver trascorso 14 anni della propria vita internato in un manicomio. Scrive i “Canti Orfici” e consegna il manoscritto originale nelle mani di un editore, il quale non solo lo ignora, ma lo smarrisce addirittura. Non esiste altra copia del componimento. Il poeta è, così, costretto a riscrivere a memoria l’intera opera. E’ esattamente questo sforzo a compromettere definitivamente, come ci spiega Marchioni, la sua salute mentale già abbastanza precaria. L’attore ci spiega anche cosa vuol dire, per lui, interpretare un ruolo così complesso:

Ho cercato di mettere in scena un uomo che cerca di raccontarsi la propria esistenza cercando di ricordarsela, anche per riconfermare il fatto che l’abbia vissuta davvero. Non oso immaginare cosa significhi essere per quattordici anni in una stanza di manicomio.

 

 

L’intenzione di Vinicio Marchioni non è solo quella di tracciare un ritratto di Dino Campana, l’attore mira a lasciar trasparire prima di tutto un uomo e, successivamente, un poeta. Spera che il pubblico possa entrare in questa storia e che si emozioni, soprattutto, si impone lo scopo di poter diffondere la consapevolezza che la poesia appartiene a tutti ed è una possibilità per innalzarci dagli egoismi e dal male che l’essere umano ha fatto e continuerà a fare, ci racconta l’autore. Le musiche, composte da Ruben Rigillo, vengono descritte da Marchioni come una strumentazione dello spettacolo. Il lavoro è stato ricreare non solo una colonna sonora ma la sonorizzazione della mente del protagonista. A Napoli, tuttavia, il polistrumentista non sarà presente, dunque, Vinicio Marchioni sarà completamente solo con il suo pubblico:

E’ una sfida maggiore. Portare avanti lo spettacolo solo con l’uso della parola mi auguro che concentri ancora di più lo spettatore sulla vita di quest’uomo e sulla musicalità della sua poesia.

‘La poesia salverà il mondo dalla suggestione’, è un tema ricorrente e un concetto fondamentale alla base de “La più lunga ora”. Dalle sue parole, risulta semplice intuire che per lui non si tratta solo di una semplice interpretazione, quella di Vinicio Marchioni sembra essere, a tutti gli effetti, una missione:

La poesia è davvero la massima espressione dell’animo umano. E’ educazione. E’ occuparsi e preoccuparsi di chi non si conosce. La poesia è farsi le domande che sembrano essere sempre le più complicate, cioè ragionare sull’universo, sulla vita, ma in realtà sono delle cose normalissime che ognuno di noi si pone prima o poi e la poesia, sicuramente, aiuta ad avere un’aspirazione verso le altezze dell’animo umano, non verso le bassezze.

Vinicio Marchioni sarà in scena con “La più lunga ora. Ricordi di Dino Campana. Poeta, pazzo” sabato 23 marzo alle 21 e domenica 24 marzo alle 18 al Nest (Napoli Est Teatro) a San Giovanni a Teduccio.

Qui puoi riascoltare l’intervista di Stefy a Vinicio Marchioni: