Violenza contro le donne, ancora alta percezione del pericolo e della disparità di genere

,

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, sono stati rilasciati i dati raccolti dalle ricerche effettuate da Terre des Hommes, in collaborazione con ScuolaZoo, e Save the Children. Dati che dimostrano una situazione ancora critica per le donne in vari ambiti.

La ricerca di Terre des Hommes e ScuolaZoo

«La violenza sulle donne e sulle ragazze sta esplodendo sempre di più, anche a causa del lockdown. Un’emergenza nell’emergenza che cresce all’interno delle nostre case e corre sul web, ma che trova anche in altri luoghi un terreno avvertito come sempre più fertile. I ragazzi e, soprattutto le ragazze, ne sono consapevoli, percepiscono la violenza e la discriminazione di genere come un’urgenza su cui intervenire e vogliono essere protagonisti in prima persona di un cambiamento che avvertono sempre più centrale sia a livello locale che a livello mondiale. È ora che la politica, le imprese, gli enti filantropici e i media facciano un passo avanti deciso per contrastare la violenza e la discriminazione e la mettano, finalmente, al centro delle loro agende».

Queste parole di Paolo Ferrara, direttore Generale di Terre des Hommes, con cui ha commentato i dati emersi della ricerca su 5.700 giovani di età compresa tra i 13 e i 23 anni.

Le ragazze e ragazzi riconoscono che la violenza non si manifesti soltanto fisicamente, ma anche attraverso le pressioni psicologiche, le discriminazioni nei luoghi di studio e di lavoro, i commenti sessisti sui social, il bullismo, il cyberbullismo e il revenge porn.

La scuola

Un altro elemento importante che emerge dallo studio riguarda la scuola, che non è sentita dai ragazzi come un luogo sicuro o in cui trovare conforto. La mamma, pertanto, rimane la persona di cui i ragazzi si fidano di più. Il 36%, infatti, la considera il punto di riferimento in caso di difficoltà, mentre soltanto 1 su 4 indica gli amici e 1 su 10 il fratello o la sorella. Ancora più giù troviamo il partner (9%) e poi il papà (6%). La figura dell’insegnante non raggiunge l’1% delle risposte (0,7%). Il 48% confiderebbe alla mamma una violenza subita, seguita immediatamente dagli amici (46%); ben distanziati troviamo il partner e il papà (entrambi al 21%) e il fratello/sorella (18%). Significativo che più di 1 su 10 (11%) dichiari che non si confiderebbe con nessuno.

Sicurezza in Italia

Ancora più significativo è il dato che riguarda la percezione relativa alla sicurezza che fornisce il nostro Paese. Secondo l’Osservatorio, l’85% dei ragazzi, infatti, ritiene che in Italia ci sia un reale allarme femminicidi e violenza contro le donne, ma il dato medio cela un’importante differenza di genere: sono 7 su 10 i maschi che ritengono vi sia un allarme fondato, ma il rapporto sale fino a 9 su 10 se si considerano le risposte delle femmine. Solo il 15% non crede che ci sia un rischio diffuso, ma anche qui il dato scorporato per genere parla di un 29% di maschi a fronte di un 10% di femmine.

La ricerca di Save the Children

Sempre in questi giorni, sono arrivati i dati della ricerca condotta da Ipsos per Save the Children. Lo studio ha indagato sugli stereotipi e su come questi influenzino ancora i vissuti le prospettive di vita di ragazzi e ragazze.

«I pregiudizi di genere continuano a essere fortemente condizionanti sin dall’infanzia. Pregiudizi che si confermano anche nell’età adulta, e che sfociano troppo spesso in violenze psicologiche e fisiche nei confronti delle donne e che ogni giorno mietono nuove vittime, dalle più piccole alle più grandi, – afferma Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children. Le ragazze crescono tra mille inviti a minimizzare: mettere la vittima sul banco degli imputati, sottovalutare i comportamenti aggressivi, definire confini sempre più labili per la violenza, servono a rendere accettabile l’inaccettabile. Ammettere che si tratti di violenza solo nei casi più gravi, fisici, e non anche quando si subiscono pressioni psicologiche, ricatti economici, vessazioni di ogni tipo, non fa che nutrire il territorio su cui prosperano i comportamenti violenti. Per questo è fondamentale che sin dall’infanzia si lavori affinché bambine e bambini, ragazzi e ragazze abbiano un’educazione emotiva improntata al rispetto e alla consapevolezza».

Nello specifico, dallo studio emerge che, sebbene il 77% degli adolescenti si dichiari d’accordo sull’affermazione secondo cui, rispetto al passato, nella gestione della famiglia e della casa c’è maggiore condivisione nella suddivisione dei compiti, c’è ancora una convinzione diffusa (2/3 degli intervistati) che il maschio nella coppia abbia il compito di proteggere la ragazza (78% fra i maschi a fronte del 55% delle ragazze) e 4 intervistati su 10 pensano che una ragazza all’interno della coppia sia capace di sacrificarsi molto di più del partner maschio. Rimane negli adolescenti (29%) la percezione, che tutte le ragazze sognino di sposarsi (lo pensa il 35% dei maschi a fronte del 23% delle ragazze) e che le ragazze debbano fare un figlio per sentirsi pienamente donne (ne è convinto il 17% dei ragazzi contro il 9% delle coetanee).

L’aspetto fisico gioca ancora un ruolo fondamentale nella percezione degli adolescenti: il 57% degli intervistati pensa che la bellezza femminile possa essere uno strumento per il successo (il dato maschile sale a 63%), una percezione che si conferma nel 46% degli intervistati che affermano che per le femmine essere attraenti è più importante che per i maschi (il 39% delle ragazze intervistate ne è convinta, percentuale che aumenta al 53% nei coetanei maschi). Non a caso, interpellati a dare la loro opinione su alcuni fatti di cronaca che negli ultimi mesi hanno sollevato il tema degli stereotipi, come quello sulla vicepreside di un liceo romano che avrebbe consigliato alle ragazze di non mettersi le minigonne per non distrarre gli insegnanti, più di un intervistato su dieci (15% dei ragazzi e 10% delle ragazze) ritiene che le ragazze a scuola non debbano provocare i professori con vestiti corti o succinti.

Aumento delle denunce di violenza sulle più piccole

Secondo i dati Istat 8 milioni 816 mila di donne (il 43,6%) dai 14 ai 65 anni, nel corso della loro vita, hanno subito una qualche forma di molestia sessuale. In generale, l’incidenza delle ragazze che hanno denunciato di essere state vittime di reati a sfondo sessuale è di gran lunga superiore a quella dei ragazzi. Tra chi denuncia, in base ai dati del Servizio analisi criminale della Polizia, quasi 8 su 10 sono ragazze, soprattutto per casi di violenza o atti sessuali ai loro danni. A volte si tratta di reati – adescamento, violenza e atti sessuali – su ragazzine che non hanno ancora compiuto 14 anni.

«La voce degli adolescenti ci indica che il problema della violenza di genere va affrontato alla radice, sin dal percorso educativo dei più giovani. – ha dichiarato Raffaela Milano Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children Se da un lato dobbiamo potenziare la rete di protezione, per sostenere le donne che vogliono affrancarsi dalla violenza domestica, dall’altro lato è indispensabile agire sulla prevenzione della violenza di genere, andando alla radice dei comportamenti violenti, a partire dal contesto educativo, coinvolgendo gli stessi adolescenti in un impegno che li veda protagonisti. Va dato ascolto e forza a quella grande maggioranza delle ragazze che oggi ritiene inaccettabile subire ogni forma di molestia e atteggiamento violento e che individua nella condivisione con le coetanee una delle strade per superare le barriere che ancora oggi ostacolano la costruzione del loro futuro».